Tumore alla vescica: la lotta alle recidive passa anche per la tavola?

Lo studio BLOSSOM di Pagani accende i riflettori sul legame tra dieta e immunoterapia: zinco e verdure a foglia verde possibili “alleati” del sistema immunitario.

​Può quello che mangiamo potenziare l’effetto di una terapia oncologica? La risposta potrebbe trovarsi in un piatto di verdure a foglia verde o in una dieta ricca di minerali. A suggerirlo è lo studio BLOSSOM, un’indagine d’avanguardia coordinata dalla UOC di Oncologia dell’Ospedale “Andrea Tortora” di Pagani, che ha esplorato il legame tra abitudini alimentari e l’efficacia dell’immunoterapia nel tumore della vescica.

[​La sfida: potenziare il sistema immunitario]
​Per i pazienti con tumore della vescica non muscolo-invasivo, la terapia standard dopo l’intervento è il BCG, un trattamento che “istruisce” il sistema immunitario a combattere le cellule tumorali direttamente in loco. Tuttavia, non sempre la protezione dura nel tempo.

​L’intuizione del team guidato dal Professor Giuseppe Di Lorenzo è semplice quanto rivoluzionaria: poiché i derivati del cibo finiscono nelle urine, essi restano a contatto con la mucosa vescicale proprio dove agisce il farmaco. Da qui l’ipotesi: una corretta nutrizione può fare la differenza?

[​I primi risultati: il ruolo dello Zinco]
​Lo studio ha monitorato 46 pazienti tra il 2023 e il 2024, analizzando minuziosamente la loro dieta tramite la piattaforma scientifica FOODCONS. Sebbene i dati siano preliminari, i primi “segnali” sono incoraggianti:

​Zinco e Magnesio: Una maggiore assunzione di questi minerali è apparsa correlata a una minore probabilità di recidiva.

​Verdure a foglia verde: Il loro consumo sembra esercitare un ruolo protettivo.

​Stile di vita: Lo studio ha rilevato una bassa aderenza alla dieta mediterranea e un diffuso sovrappeso tra i partecipanti, sottolineando quanto il counseling nutrizionale sia ancora l’anello mancante nei percorsi di cura.

[​Una rete per la ricerca]
​L’eccellenza del progetto risiede anche nella sua capacità di fare rete. Come sottolineato dal Direttore Generale dell’ASL Salerno, Gennaro Sosto, lo studio ha visto la collaborazione di centri prestigiosi come il Pascale, la Federico II, il Cardarelli di Napoli e La Sapienza di Roma.

​«Sono risultati suggestivi e in linea con le conoscenze sul ruolo dei micronutrienti nell’immunità», spiega il Prof. Di Lorenzo. «L’obiettivo futuro è verificare se ottimizzare lo stato nutrizionale possa effettivamente accompagnare e migliorare l’efficacia delle cure».

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