A metà settembre si apriranno le porte per l’iscrizione all’Ordine Tsrm per gli osteopati. Sarà l’elenco speciale ad esaurimento — della durata di 6 anni — ad accogliere i nuovi professionisti sanitari, in particolare coloro che hanno conseguito il titolo prima dell’istituzione del corso di laurea in Italia.
Questa è la prassi indicata dal recente decreto attuativo, già finito sotto la lente d’ingrandimento del TAR del Lazio, dove è probabile che i giudici amministrativi si troveranno a dibattere più di un ricorso. Senza entrare nel merito, questi saranno solo i primi contenziosi che lo Stato dovrà affrontare in materia di osteopatia. Eventuali ulteriori azioni legali potrebbero riguardare le richieste di risarcimento danni, rendendo lo scenario ancora più complesso per le casse pubbliche. Le criticità sono state segnalate più volte ai ministeri competenti ma, ciò nonostante, non è stata adottata alcuna soluzione.
Le sperequazioni con le altre professioni sanitarie
Un esempio su tutti: l’elenco speciale per gli osteopati durerà soltanto 6 anni, mentre per altre professioni sanitarie istituzionalizzate in passato non è stata prevista una scadenza così stringente (in alcuni casi l’elenco è tuttora in vigore). Basta rileggere la normativa del 2019 relativa all’“elenco speciale ad esaurimento per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di fisioterapista…” e di altre figure analoghe.
Tali professionisti, pur senza aver conseguito la laurea ma in virtù del solo percorso triennale pregresso (talvolta attestato da semplici diplomi), svolgono oggi la propria attività sia nel settore pubblico sia in quello privato. Una prassi del tutto lecita e ampiamente regolamentata che, tuttavia, non sembra valere per gli osteopati. Questi ultimi, infatti, saranno costretti a passare per l’università e a sostenere un esame di abilitazione.
Anche sotto questo aspetto il trattamento appare disparato: durante la fase di transizione tra vecchio ordinamento e laurea, a molte altre professioni sanitarie non è stato richiesto alcun esame integrativo. Da ultimo, c’è il tema dell’esperienza professionale: per altre categorie l’anzianità di servizio ha avuto un peso determinante, consentendo l’iscrizione diretta agli elenchi ad esaurimento per continuare a praticare.
Un appello alla responsabilità delle istituzioni
Le criticità, dunque, sono concrete e già ampiamente documentate dalle associazioni di categoria, sia attraverso convegni istituzionali (come i recenti incontri presso le sale dei gruppi parlamentari della Camera), sia tramite comunicazioni e tavoli di confronto diretti con i ministeri preposti.
Il quadro rischia di innescare una stagione di contenziosi e possibili richieste risarcitorie contro lo Stato.
A questo punto, una domanda sorge spontanea ed è rivolta direttamente allo Stato, al Governo in carica e all’intero Parlamento (maggioranza e opposizione): un osteopata che fino ad oggi ha lavorato per anni in buona fede, operando in assenza di una normativa chiara, in caso di esclusione dagli elenchi ad esaurimento, quale professione potrà mai svolgere?
L’invito ad “esaminare la questione secondo coscienza” appare più che giustificato. Non si chiede un privilegio, ma il rispetto della dignità di professionisti e persone che rischiano di trovarsi, da un giorno all’altro, senza un futuro lavorativo.
g.c.