Sanitari, terza dose. Il 42% ha ricevuto il richiamo contro il covid: più della metà è senza

Fiaso sindacato Roma

Il 42% degli operatori sanitari, tra medici, infermieri e operatori in servizio negli ospedali e strutture sanitarie, hanno ricevuto la terza dose del richiamo contro il Covid-19.

È quanto emerge dall’analisi condotta dalla Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) sugli open data messi a disposizione dalle strutture del Commissariato straordinario per l’emergenza Covid-19.

“Sono state somministrate 560.741 dosi booster a operatori fra i 20 e i 59 anni, alle quali si aggiungono circa 40.000 dosi somministrate nella fascia 60-69 anni, per un totale di circa 600.000 operatori vaccinati. – si legge nella nota stampa della Federazione – La platea complessiva di operatori sanitari a cui è destinato il richiamo vaccinale è di circa 1 milione 400mila unità”.

Si tratta di un dato importante che, purtroppo, ha bisogno in rapporto all’attuale ondata e agli aumenti dei casi positivi al covid, di una accelerata.

A dirlo il presidente Fiaso,
Giovanni Migliore: “Anche questa settimana registriamo progressi significativi nella somministrazione della terza dose agli operatori sanitari, ma più della metà deve ancora effettuare il richiamo.

Con questo ritmo saranno necessarie altre cinque o sei settimane per il completamento, decisamente troppe rispetto alla rapida evoluzione della quarta ondata alla quale stiamo assistendo.

Dobbiamo accelerare, per questo riteniamo indispensabile l’obbligatorietà del richiamo con la dose booster per gli operatori sanitari, l’unico modo per salvaguardare il funzionamento del servizio sanitario nazionale.

Grazie al lavoro intenso svolto nei mesi scorsi abbiamo ancora numeri e indici migliori di altri paesi europei, ma non dobbiamo perdere questo vantaggio, nell’interesse della salute collettiva e della ripresa del Paese”.

In merito alla terza dose, in linea generale, si è espressa anche la Fondazione Gimbe: servono oltre 350 mila somministrazioni al giorno sino al 31 dicembre.

Per ridurre il rischio misure restrittive è necessario ridurre la validità del green pass a 6 mesi e introdurre l’obbligo vaccinale almeno per tutte le categorie di lavoratori a contatto col pubblico.

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