Criteri equipollenze osteopatia assurdi, troppe restrizioni e tante disparità

I criteri per le equipollenze (notizia di dominio pubblico) tanto attesi dagli osteopati italiani sono stati emanati poco tempo fa, ma stanno facendo già discutere.

In effetti, stando alla legge Lorenzin, il governo ed i ministeri, hanno applicato i criteri di equipollenza e integrazione.

Cosa prevedono tali criteri? Il percorso previsto passa per un corso di formazione in osteopatia di almeno tre anni (o titolo abilitante in una professione sanitaria), l’iscrizione ad un elenco speciale, l’integrazione universitaria con numerose materie  di ambito medico da sostenere, un monte ore di pratica (o esperienza professionale) ed un esame di abilitazione ed il conseguimento della attestazione di laurea in osteopatia. Il tutto entro 36 mesi. In sostanza un percorso molto restrittivo e difficoltoso.

L’elenco speciale ad esaurimento non sarà permanente, ma temporaneo. Ovvero, chi entro 36 mesi non assolverà al percorso universitario con annessa abilitazione, resterà fuori.

Le condizioni poste da questi criteri sono estremamente paradossali e assurde. Gli osteopati con titoli pregressi sono già formati, perché dovrebbero sostenere altri esami e una abilitazione? È come se gli infermieri professionali di una volta, dovessero ancora studiare e conseguire una abilitazione per un mestiere che svolgevano già. Il problema è che solo per l’osteopatia si è scelto questo percorso, per le altre figure sanitarie, non è stato così. Si tratta di una vera e propria disparità rispetto alle precedenti equipollenze relative alle altre professioni sanitarie.

La soluzione? È semplice.
Istituire un elenco speciale permanente ad esaurimento. Decretare l’equipollenza dei titoli de facto o attraverso l’esperienza professionale. Rendere facoltativo il percorso universitario per la sola conversione del titolo di osteopatia in laurea. In effetti è necessario solo allargare le maglie e consentire a chi è già osteopata di continuare a fare l’osteopata. Insomma, come si è fatto in passato per le altre professioni sanitarie. 

Giuseppe Colamonaco  

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