​Nocera unita: la fusione come rimedio al declino demografico e non solo

Giovanni D’Alessandro, professore di diritto costituzionale e attualmente consigliere comunale di Nocera Inferiore, pone sulla riunificazione delle due Nocera la questione del calo demografico.

Il docente universitario ha rilasciato all’associazione Una un interessante intervento sulla fusione dei comuni di Nocera Superiore e Nocera Inferiore, basato su numeri e normativa vigente.

Le due Nocera – dichiara D’Alessandro nella sua analisi – hanno perso oltre tremila abitanti in diciassette anni e rischiano di perderne più del doppio nei prossimi diciassette, ma il nuovo decreto sulle fusioni offre lo strumento ideale per reagire esattamente per la stessa durata.

Lo scorso 14 settembre il Ministero dell’Interno ha reso noto il decreto del 7 agosto 2026 sui contributi ai comuni nati da fusione, stabilendo che quando due o più enti si uniscono, lo Stato versa al nuovo comune un contributo straordinario pari al 60 per cento dei trasferimenti ricevuti nel 2010; se la nuova realtà resta sotto i centomila abitanti, il contributo può raggiungere fino a due milioni di euro all’anno per ben diciassette anni, somma che per una Nocera unificata da circa 66.700 abitanti si tradurrebbe in trentaquattro milioni di euro complessivi.

Questa misura temporale di diciassette anni – continua il consigliere comunale – conviene prenderla sul serio perché coincide esattamente con la misura della crisi demografica del territorio: tra la fine del 2008 e l’inizio del 2026, Nocera Inferiore e Nocera Superiore sono passate rispettivamente da 45.959 a 43.291 abitanti e da 24.072 a 23.396 residenti, perdendo insieme quasi il 5 per cento della popolazione, e le previsioni Istat al 2043 ipotizzano un ulteriore calo di circa settemila abitanti che porterebbe le due città sotto i trentanovemila e ventunomila residenti.

Il calo demografico non riduce affatto i costi fissi delle due amministrazioni separate, ma si limita a dividere le spese tra meno cittadini, rendendo insostenibile la sovrapposizione di due consigli comunali, due giunte, due uffici tecnici e due bilanci.

Unire i due enti significa sia ammodernare la macchina pubblica e incrementare la competenza tecnica per intercettare finanziamenti europei, sia restituire forza politica al territorio, trasformando la nuova Nocera nella seconda città della provincia dopo Salerno e superando realtà come Cava de’ Tirreni, Battipaglia e Scafati.

La fusione – conclude il professore nocerino – non rappresenta affatto un’annessione ma la nascita di un ente paritario che può tutelare le singole identità attraverso l’istituzione di municipi d’origine e la differenziazione dei tributi per i primi cinque anni, riunendo sotto una sola amministrazione due comunità che fino al 1851 hanno condiviso la medesima storia e che ancora oggi condividono strade, economie e vita quotidiana.

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